Il nostro commento, appello alla vita

Lo scopo di questo nostro commento non è quello di un'esegesi, fatta a modo moderno, quasi sfilacciatura di un tessuto smembrato, lo scopo è quello di ridonare al cristiano la coscienza cristiana, e ricondurlo in pieno alla Chiesa. Se in tutto l'Antico Testamento abbiamo tenuto questo programma, nel Nuovo vogliamo che sia come spada penetrante l'anima, come espurgazione del vecchio fermento del mondo, come linfa rinnovatrice della vita. Vogliamo che chi ci legge diventi un vessillifero del Cristo, un araldo del Re, un combattente nella massa cristiana, cattolica, apostolica, romana, ed un eroe come individuo. Vogliamo demarcare i confini netti del regno di Dio e di quello del mondo e di satana, perché non ci siano più sconfinamenti; vogliamo smascherare il mondo, satana e le loro dottrine, non invischiando la nostra anima con i loro errori, sia pure per combatterli, ma diffondendo la luce del Re eterno, e rendendo l'anima incandescente di amore, e talmente luminosa, da fugare da essa e intorno ad essa ogni tenebra.

Il nostro libro non è solo uno studio o una meditazione, è un grido di guerra, è un appello ai viventi, superstiti dalla stra­ge, è una mobilitazione di anime e di cuori, è la ripetizione del grido del Cristo al putrescente lacrimato di Betania: Lazzaro, vieni fuori, è la diana novella alla gioventù imbastardita nei ranghi e morta alla grazia ed alla fede: adulescens, tibi dico surge, giovane, ti dico risorgi, è la Parola eterna volta alla po­vera donna, che giace morta, come la fanciulla di Giairo, mor­ta tra i canti, le nenie, e le folle stupidamente ammiratrici di una bellezza morta: Talitò cumi, fanciulla, sorgi. Il nostro li­bro non deve essere un oscuro appello a chi non vede, una lu­ce proiettata ai ciechi inutilmente, o una voce cavernosa a chi non ascolta, o un ordine di marcia a chi non cammina; lo con­fidiamo a Maria Immacolata, e per Maria Immacolata esso deve dire con la stessa voce del Redentore a chi è cieco: Re-spice, guarda, a chi è sordo: Effata, apriti a Dio; a chi è para­litico: Surge, alzati e torna alla casa paterna, alla Chiesa cat­tolica.

Come poveri servi della Chiesa osiamo dire che scriviamo la grande Enciclica del Pontefice dell'Amore, perché la gran­de Enciclica del regno di Dio non potrà essere che l'invito alla risurrezione data dal dolce Cristo in terra a quanti dormono, delirano, impazziscono, corrono all'abisso, precipitano, s'im­mergono nella mota e stanno; questo invito non potrà essere dato che con le stesse parole del Cristo vivente, non potrà es­sere che un richiamo integro e totalitario al Vangelo.

Alla critica materialistica che gracidando spense l'eco del­la Parola di Dio nelle anime, gridiamo: Obmutesce et exi ab homine, taci e va via dal pensiero che deve saturarsi di luce divina nella dolce e sapiente semplicità della fede; alle forze politiche, che hanno seminato la strage tra i popoli in nome di ideologie personali o empie, gridiamo: Rendete a Dio ciò che è di Dio, Cristo ieri, oggi e nei secoli; Egli cammina nono­stante le volpigne insidie dei novelli erodi!

Il Vangelo ci ridona lo spirito di san Paolo, ci fa preconi forti della voce del Re eterno: ci fa sgominare la mandria im­monda di Gerasa, e ce la fa precipitare nell'abisso esaltando nel Verbo la gloria di Dio: Dio solo!

Al Padre, poveri figli prodighi, insaziabili persino di ghiande, sazi di obbrobrio e di amarezze! Al Padre, figli dila­cerati dall'impurità, che non vi reggete più sui passi, smunti dal vizio e dalle illusioni del male! Al Padre che vi chiama con le lacrime della Chiesa al Banchetto della vita!

Il Vangelo è la voce paterna che vi chiama alla luce, alla pace, alla ricchezza, alla felicità vera: Dio solo!

Al Padre, generazione orfana, accecata, intristita, decima­ta, asfissiata, abbrutita, che non conosce più il lavacro della purificazione e il Pane di vita, al Padre, come germogli di uli­vo intorno alla sua Mensa di amore!

Al Padre, nelle fiorite aiuole del soprannaturale, dal quale vi siete staccati, quasi aborrendolo come chimera, e stimando fiori solo le spine, e realtà positiva solo le povere illusioni della vita materiale! Al Padre, nelle elevazioni purissime del divino amore, rinnovando le fioriture delle ascesi dei santi, al Padre calpestando gli sterpi ed i funghi spuntati fra le pietre della ma­terialità sconcertante, al Padre, al Verbo, allo Spirito Santo, a­doranti nella fede che è scienza delle scienze: Dio solo!

Al Padre, figli ingrati, che avete sperperato ogni ricchezza dello spirito! La luce del Vangelo è faro che v'illumina la via del ritorno, è astro che si leva sulle brumose paludi dove di­guazzate morendo, è aura fresca fra le asfissianti correnti del deserto del mondo che vi hanno essiccato il cuore, è acqua che scaturisce dal masso, dalla pietra viva che è il Cristo, dalla Chiesa cattolica che è la pietra dalla quale scaturisce l'onda vivificante del Cristo, da Pietro, dal Papa che è la roccia fon­damentale della Chiesa del Cristo!

Ossa inaridite dalla morte del peccato, ascoltate la voce di Dio, ricongiungetevi membro a membro al Redentore nel­l'unità del suo Corpo mistico7! Il Vangelo è l'aura della risur­rezione che vi ridona alla vita, che vi schiera come unico ovile nell'armonia delle vostre anime rigenerate alla grazia, che vi trae dal cuore, come grido di acque irrompenti, l'osanna ado­rante di chi cerca la vita e si sospinge all'eterna meta: Dio solo!