Il cristianesimo, oggi

Deve finire assolutamente nelle anime quel cristianesimo che è come un surrogato del Vangelo, e che, come tutti i sur­rogati, appaga la fantasia e la vanità, ma non produce niente di salutare. Cristianesimo moderno, ultima marca: caffé di cico­ria, burro di margarina, olio di sesamo, cuoio di cartone, seta di fibre, formaggio di patate ... un surrogato che non ha nulla del Cristo, fuorché l'apparenza, appena dissimulata, che si svela in ogni circostanza della vita, e corre nelle braccia del mondo in infiacchenti deliri di miscredenza, di materialismo, d'impurità, di vanità, di apostasia.

Cristianesimo moderno: Vangelo mutilato, stemma di no­biltà che troneggia ancora sul palazzo dove verminano gli in­setti e regna la miseria, cimelio storico che si ammira anche, ma che non serve a nulla, come a nulla servono le vaste sale di ornamenti antichi e moderni, montati su di un pagliaccio.

Cristianesimo moderno, Vangelo senza compromessi, moneta senza valore, che serve per le collezioni. Non si com­pra la vita con quella moneta; si mostra perché è ricordo di un'epoca che fu.

Cristianesimo moderno, commosso fino alle lacrime se gli si concede come ad un poveraccio spodestato, di fare da servo nella sala dei potenti; nudo di tutto e perciò preso dal pudore di mostrarsi e, come chi sta in camiciola lacera, sempre celato fra gli stipiti, o recluso nella stanza di decenza.

Cristianesimo moderno: le sue potenti parole, decoro dell'anima, sembrano un plateale dialetto da vergognarsene; si ripetono nell'intimità, ma non si ardisce di ripeterle innanzi a tutti. Le sue manifestazioni di vita sembrano giochi da donnet­te, da potersi presenziare quando nessuno vede; l'unione divi­na col Cristo nei Sacramenti, superfluità della vita, a cui si può dar luogo una volta tanto, quasi come una volta tanto s'insanisce mettendosi il coppolone, suonando la trombetta, e spazzolando con lo scopettino di Piedigrotta il volto dei pas­santi. La confessione, questo mirabile sacramento nel quale l'uomo, più di Alessandro, vince se stesso e si ribacia con Dio, un'indegnità...5.

Insomma cristianesimo moderno, Vangelo del quale è ri­masta solo la copertina, come quei libri strappati, nei quali o­ramai si conservano le foglie secche o i semi di zucca. Cri­stianesimo moderno, eroismo sfatato, che ha il coraggio solo quando si va in più, perché si stima che non si abbia più la re­sponsabilità degli atti che si compiono, e si è come una lettera anonima, dove le male parole si dicono in tutta libertà, ma alla quale nessuno di quelli che l'hanno scritta apporrebbe la firma.

Noi scriviamo e piangiamo, letteralmente piangiamo, pensando ai cristiani moderni, che hanno ancora una lacera e

5 Oggi vi è una reazione forte a quel tipo di cristianesimo superficiale, anche se ancora non è estinto.

smunta livrea del Re divino, ma sono nobili scaduti, senza rendite, senza decoro, pieni di fastidiosi insetti, servi accurati del mondo, per quanto servi sciatti del loro Redentore, cui non sanno dare nulla! Piangiamo al pensare al Vangelo ma­nomesso, ritagliato, sgorbiato, insudiciato, adattato alla moda in modo tale, che, come si dice a Napoli, da un cappotto se n'è fatto uno zucchetto. L'abito regale è diventato una foglia di fico, e prima di delirare col nudismo delle spiagge, si è caduti nel nudismo dell'anima che non ha più nulla del suo Redentore!

Piangiamo e gemiamo pensando ai pretesi vangeli che pullulano da ogni parte, da chi pretende salvare il mondo con l'apporto del proprio codice, e raschia dal glorioso palinsesto sul quale era la Parola di Dio, fin le ultime parole, per sopra-scrivervi le proprie panzane6.

Anche il santo segno della croce, il segno della salvezza s'è cancellato da tanti, e come scalmanati dalla bolgia, levano le mani per chiamarsi redenti col segno del littorio, o della falce, e tendono la mano o il pugno nel vuoto, senza pensare che solo la croce ha nel suo gesto un abbraccio, l'abbraccio della misericordia di Dio e quello della carità!

Ci ha presi un delirio fremente, e corriamo all'abisso per qualunque via, quando invece una sola è la via che conduce alla vita ed è il Vangelo! Siamo come lebbrosi, ai quali il ma­lanno ha roso ogni fattezza cristiana, ci chiamiamo uomini quando emuliamo le belve o gli animali immondi!

Nel Vangelo la salvezza del mondo

Eppure il Vangelo e solo il Vangelo è il rimedio, è la ri­surrezione, è la vita in questo delirio che agita i popoli e le coscienze. San Gallo, mentre bruciava la sua città, corse incon­tro al fuoco con il Vangelo aperto, e il fuoco si spense, total­mente, all'istante, come ne fa fede la storia; san Marziano conservò illesa la Chiesa di Sant'Anastasia, portando il Van­gelo sui tetti; dobbiamo anche noi portare il Vangelo nel no­stro petto innanzi alle fiamme del comunismo bestiale, gri­dando con san Paolo: Non erubesco Evangelium, non mi ver­gogno del Vangelo! Satana fugge alla sola presenza del Van­gelo, e l'esperienza dimostra che la sola lettura del Vangelo di san Giovanni lo fulmina nella luce del Verbo che se ne spri­giona; se il mondo è invaso da satana è perché non ha più il Vangelo, e i cristiani non lo portano nel cuore come in arca d'oro. Dobbiamo risorgere nel Vangelo e nella Chiesa, perché solo la Chiesa ha il Vangelo vivente.